Storie di laureati in Sociologia e servizio sociale

Uniamo, il blog che racconta eventi, persone e progetti legati all’Università di Urbino, ha pubblicato l’intervista a Angelo Mosca, laureato prima in Sociologia e servizio sociale e poi nella magistrale in Gestione delle politiche dei servizi sociali e della mediazione interculturale.

Nell’intervista Angelo racconta le motivazioni della scelta del percorso di studi, le principali esperienze fatte durante il percorso, e i suoi risultati: Angelo lavora come operatore in un progetto SPRAR (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati) di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati.

Ecco un paio di passaggi dall’intervista.

Angelo, direi di partire dalla tua ultima domanda “mi chiederai perché ho scelto il corso di laurea triennale in Sociologia e Servizio sociale?”

Perché venivo da un “diploma in fallimento” e mi serviva “una laurea per reagire”. Gli Afterhours per dire che sono stato vittima di un cattivo orientamento scolastico e scegliendo la scuola superiore sono finito in un istituto tecnico, per cinque anni, a seguire programmi di studio che mi interessavano davvero poco. Di conseguenza, ho vissuto la scelta del corso di laurea come l’opportunità di fare quello che veramente mi appassiona, cioè coniugare letture di ampio respiro con una metodologia scientifica precisa: la sociologia, appunto.

“Una laurea per reagire”: perché a Urbino?

Urbino è un Ateneo di medie dimensioni, ogni corso di laurea accoglie un numero contenuto di studenti e questa caratteristica favorisce un rapporto molto diretto dello studente con il docente e con i colleghi di corso e si riflette, evidentemente, anche sulla qualità dello studio.

Il corso di laurea triennale in Sociologia e Servizio sociale, secondo me, gestisce la parte teorica della didattica ad alti livelli, e crea certamente opportunità di ricerca e collaborazione con docenti e dottorandi che lo studente deve assolutamente cogliere per riuscire a mettersi in gioco davvero, e inserirsi all’interno di canali che gli garantiscano le migliori occasioni di approfondimento.

Solo per fare un esempio, penso alla mia esperienza nell’ambito della ricerca sulla mediazione interculturale sociale e sanitaria nelle Marche. In quell’occasione, grazie al Professor Barberis e alla Professoressa Genova, ho potuto agire operativamente, partendo dalla costruzione dei questionari fino al recupero della letteratura sull’argomento con l’obiettivo di acquisire competenze tecniche e metodologiche spendibili sul mercato del lavoro.

Leggi qui tutta l’intervista

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